Un villaggio linguistico a scuola: quando l’inglese entra nei corridoi

La immaginiamo così: una scuola in cui l’inglese e il suo studio escono dall’aula e cominciano a circolare. E non perché qualcuno lo imponga, ma perché diventa naturale.
Nei corridoi, durante la ricreazione, nei piccoli scambi quotidiani che tengono viva la scuola. Non è una scena già compiuta, è una direzione, una domanda aperta: e se l’inglese non fosse solo qualcosa da studiare, ma da vivere insieme?
Questa visione sta prendendo forma all’interno del progetto Changemaker – Inventori di Cambiamento, sostenuto da Impresa Sociale Con i Bambini e Fondazione Cassa Depositi e Prestiti. Un percorso costruito negli ultimi tre anni attraverso un lavoro continuo di confronto con la comunità scolastica e condiviso con il dirigente scolastico Mauro Colafato, con docenti, studenti e studentesse dell’Istituto Comprensivo Rossano 1. Il plesso di Contrada Amica a Corigliano-Rossano è il luogo in cui questa visione viene osservata, sperimentata e fatta crescere, giorno dopo giorno.
In questo contesto il contributo concreto di Convent Centre e delle sue volontarie europee, sta accompagnando la scuola in un processo intenzionale e progressivo. Non un cambiamento improvviso, ma un lavoro che parte dai bisogni e procede con una direzione chiara: trasformare il modo in cui la lingua viene vissuta nello spazio scolastico, rendendola accessibile, condivisa e concreta.
Il lavoro sulle STEAM – scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica – ha chiarito un punto centrale: l’inglese funziona davvero quando smette di essere un obiettivo in sé e diventa uno strumento per agire nel mondo. Le STEAM offrono infatti un contesto privilegiato per questa sperimentazione perché è la lingua delle istruzioni, delle fonti, dei materiali, della condivisione. In questo modo l’inglese non si studia soltanto, si usa per fare, per capire, per costruire insieme.
Da qui nasce la scelta di sperimentare una giornata a settimana in cui l’inglese attraversa tutta la scuola. Non una singola ora da segnare sul registro, ma una presenza diffusa: routine condivise, indicazioni pratiche, momenti di lavoro in cui l’inglese serve davvero per collaborare. Una forma di immersione linguistica che non sposta studenti e studentesse, ma cambia il modo di abitare la lingua all’interno della scuola.
Ed è proprio in questo spazio di sperimentazione che iniziano ad apparire piccoli segnali. Una collaboratrice o un collaboratore scolastico che si ferma durante un laboratorio e prova a rivolgersi in inglese ad alunni e alunne. Frasi semplici, accenti imperfetti, ma parole dette. Segni concreti di un cambiamento possibile, in cui la lingua smette di appartenere solo a chi “la sa” e diventa di chi la usa.
L’inglese comincia così a farsi pratica quotidiana, concreta e accessibile. Per ragazze e ragazzi è un’occasione per sentirsi capaci anche senza perfezione. L’errore perde centralità, mentre cresce la fiducia. La lingua entra nella quotidianità scolastica e accompagna i percorsi di crescita personale e collettiva.
L’obiettivo è chiaro: arrivare, a fine anno, alla costruzione di un vero e proprio villaggio linguistico. Un ambiente in cui l’inglese è presente in modo naturale, diffuso e condiviso. Non come risultato improvviso, ma come esito di un lavoro intenzionale che si sviluppa nel tempo.
Changemaker non è una singola attività, ma un modo diverso di abitare la scuola. Un processo che tiene insieme visione e ascolto, progettazione e sperimentazione, con una direzione precisa: rendere la scuola uno spazio in cui le competenze servono per comprendere il presente e immaginare il futuro.
In questo senso, il villaggio linguistico diventa molto più di un’esperienza didattica: è un modo concreto di fare Changemaker. Uno spazio in cui ragazze e ragazzi sperimentano il cambiamento attraverso pratiche quotidiane, sviluppando competenze, fiducia e senso di responsabilità.
È così che la scuola si trasforma in un luogo capace di leggere il presente e immaginare il futuro: non trasmettendo modelli, ma attivando processi. Perché il cambiamento, quando è autentico, si costruisce in un modo semplice: vivendolo.